Centro Diurno Rubens

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PROGETTO “CENTRO DIURNO PER SOGGETTI CON DISABILITÀ INTELLETTIVA, DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO E AUTISMO"

Chi siamo? La Cooperativa Sociale Il Cavaliere Blu

La Cooperativa Sociale il Cavaliere Blu è nata nel 2019 a Castellazzo Bormida (AL), da educatori e professionisti del sociale esperti nel lavoro con persone disabili, con la mission di promuovere la qualità della vita e l’inclusione delle persone con disabilità cognitiva, attraverso l’offerta di attività assistenziali e educative. La cooperativa è stata fondata da Giuseppe Ravetti (educatore), Simona Pollici (educatrice) e dal prof. Lucio Moderato  (scomparso a causa del Covid) era Direttore dei Servizi per l’Autismo presso la “Fondazione Sacra Famiglia” di Milano e uno dei massimi esperti e innovatori in materia di autismo, di cui sposava l’approccio metodologico.

Descrizione sintetica del progetto

Quando parliamo di disabilità cognitiva ci riferiamo a persone affetti da disturbi dello sviluppo che interessano le abilità cognitive, sociali, relazionali, in alcuni casi associate a una disabilità motoria. Si tratta di un tipo di situazione che apre una serie di bisogni in termini di autonomia per gli utenti, ma anche di assistenza e supporto alle famiglie, in particolare per quanto riguarda le persone adulte hanno terminato il ciclo scolastico.

Il progetto del Centro Diurno Rubens si propone di:

Offrire percorsi educativi specializzati e altamente professionali per le persone con disabilità cognitiva, all’interno di un servizio educativo semi-residenziale e strutturato

Supportare le famiglie nella gestione e dell’educazione di adolescenti e adulti affetti da disturbi pervasivi dello sviluppo, coinvolgendo attivamente le famiglie nel progetto educativo

Il progetto intende strutturare un servizio riabilitativo integrato, che preveda un centro diurno per persone adulte compatibile con le difficoltà funzionali presentate dalle persone con ritardo generalizzato dello sviluppo. Ciò comporta una precisa strategia d’intervento centrata sulla soggettività della persona disabile, a partire dalla conoscenza dei suoi bisogni e delle sue necessità, e che conduca alla formulazione di un programma abilitativo finalizzato al recupero del più elevato livello possibile di autonomia.

Data la gravità delle patologie degli ospiti, gli obiettivi dovranno essere finalizzati non solo “all’aggancio relazionale” ma anche e soprattutto all’acquisizione di parziali autonomie di base. Il lavoro riabilitativo dovrà essere quindi teso al controllo dei disturbi del comportamento e alla stimolazione ad una partecipazione più attiva alla vita di relazione e alla comunicazione, attraverso l’apprendimento di abilità sempre più specifiche nelle diverse aree di sviluppo.

Ciò è in linea con la recente D.g.r n. 88-8997 sull’approvazione delle “Linee di Indirizzo Operative per interventi programmatici relativi alle persone con Disturbo dello Spettro Autistico in età adulta in Piemonte” (maggio 2019), in cui viene ribadito che sia l’assesment dei bisogni della persona e della famiglia, sia l’individuazione e l’attuazione di programmi abilitativi e socio-educativi, sia la realizzazione di strutture semiresidenziali e residenziali che siano punti di partenza per l’inserimento sociale nel mondo reale, rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Il Centro Diurno Rubens

Struttura e spazi
Il Centro Diurno si trova a Castellazzo Bormida, in via Spalto Magenta 41, e fa parte di una struttura di proprietà del Gruppo Edos. È composto dai seguenti locali:
– 1 ufficio
– 2 atelier per spazio attività e momenti di socializzazione
– 1 sala da pranzo
– 1 ingresso con ascensore e rampa per entrata e uscita carrozzine
– 1 palestra
– spogliatoi personale e spogliatoi utenti
– 5 bagni
– giardino

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Orari e attività: il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì nella fascia oraria dalle 8.30 alle 16.30
Destinatari: Il servizio accoglierà fino a un massimo di 20 adulti con diversi tipi di disabilità cognitiva
Risorse Umane:
– n. 1 direttore generale: gestione degli aspetti e delle relazioni politico-istituzionali, con particolare riferimento alla figura del responsabile delle strutture;
– n. 1 coordinatore: coordinamento per la gestione pedagogica e organizzativo-burocratica (attività di gestione del gruppo operativo, delle riunioni d’equipe con il personale, delle attività di programmazione e verifica, degli incontri con i tecnici, delle riunioni con le famiglie, con i servizi territoriali);
– n. 3 operatori sociosanitari: per le attività clinico-diagnostiche, di supervisione e di cura;
– n. 3 educatori: per le attività abilitative e per la copertura dei turni;
– n. 1 staff amministrativo: per la tenuta della contabilità e la gestione amministrativa del personale. Servizio di trasporto La cooperativa offrirà un servizio di trasporto da casa al centro diurno, in modo da completare l’offerta educativa, supportando ulteriormente le famiglie e l’autonomia degli utenti.

Metodologia educativa

Premessa
Una struttura riabilitativa polifunzionale deve avere al suo centro la persona disabile mentale nella sua globalità e complessità biopsicologica ed esistenziale, nel suo rispetto, nonché nella valorizzazione e nell’estensione di tutte le sue potenzialità abilitative, relazionali, comunicative e, più in generale, umane.
Il progetto si uniforma ai principi e alle più recenti linee guida nazionali e internazionali e alla normativa italiana (legge 328/2000, legge 134/2015 “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”) e piemontese (DGR n. 26-1653 del 29.06.2015; DGR n. 2-4286 del 29.11.2016 “Intervento regionale a sostegno della cura dei pazienti cronici con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico”; DGR n. 88-8997 del 16.05.2019).

Ne consegue che le scelte progettuali saranno orientate a:
• prendere in carico globalmente l’utente, nel rispetto dei suoi bisogni, delle sue caratteristiche e delle sue preferenze;
• predisporre quanto necessario alla realizzazione del progetto educativo individuale dell’utente;
costruire sinergie con tutti gli attori coinvolti sul territorio (servizi, enti, famiglie).

Attività e percorso educativo
Il servizio che si intende realizzare prevede di accogliere utenti adulti con differenti livelli di disabilità cognitiva: le attività che verranno proposte saranno quindi pensate e realizzate per rispondere alle diverse esigenze, a seconda che si tratti di deficit cognitivo grave, medio o lieve. Per ogni utente verrà elaborato un Progetto Educativo Individualizzato tarato sulle sue specifiche caratteristiche ed attitudini, potenzialità e problematicità: dopo un’accurata diagnosi funzionale, le abilità mancanti o carenti diventeranno gli obiettivi abilitativi da perseguire sia nei diversi contesti esistenziali (di riabilitazione, di tempo libero, etc.) sia con interventi individualizzati, che di piccolo gruppo, mentre le abilità presenti saranno la base su cui fondare l’intero progetto di trattamento. In questo modo si svolge una importante operazione abilitativa che promuove autonomia e indipendenza nella persona con disabilità aumentando i suoi livelli di libertà con un contestuale miglioramento dei suoi livelli di qualità di vita.

Il programma abilitativo/rieducativo deve essere formulato con attenzione e si articola in due fasi:

Prima fase: training di apprendimento individuale

Training (rapporto 1 educatore/1 utente) finalizzati al raggiungimento di particolari obiettivi riabilitativi riguardanti sia la sfera cognitiva, sia quella motoria, sia quella dell'autonomia personale. I risultati ottenuti in questo primo livello devono venire raccolti e quantificati sperimentalmente per avere un follow up e una verifica continua della situazione riabilitativa.

Seconda fase: attività di supporto e generalizzazione

Attività basate sugli obiettivi raggiunti o da raggiungere durante i momenti di training individualizzato, garantendo in questo modo la generalizzazione delle abilità acquisite in situazioni occupazionali (ad esempio in ateliers di florovivaistica, ceramica, ippoterapia, idroterapia etc.).

Con una organizzazione di questo tipo il training di apprendimento individualizzato diventa funzionale e dà un significato alle attività lavorative di supporto perché permette la realizzazione delle stesse; a loro volta le attività lavorative di supporto e/o di gruppo diventano funzionali e danno un significato ai trainings individualizzati, perché forniscono la motivazione per la partecipazione al training stesso.

Tale metodologia può e deve coinvolgere non solo il personale tecnico che si occupa direttamente degli utenti ma tutta la comunità che diviene così educante. Essa, infatti, viene inserita in quel complesso e variegato continuum che è la programmazione educativa, all’interno della quale ogni componente (famiglia, scuola, lavoro, tempo libero, etc.) può avere un proprio ruolo specifico in virtù soprattutto della presenza di una rigorosa e operativa definizione degli obiettivi e delle metodologie necessarie al loro raggiungimento. Con il coinvolgimento e la partecipazione di tutto il tessuto sociale del territorio si può realizzare il fine ultimo della riabilitazione di persone con disabilità: collegarsi alla realtà quotidiana e costruire quell’intelligenza che in ultima analisi consiste nell’utilizzo corretto delle proprie capacità in tempi e situazioni diverse.

La giornata tipo del Centro sarà strutturata orientativamente secondo questo programma:

AttivitàOrario
Accoglienza, predisposizione e comunicazione
del programma della giornata
8.30-9.30 (1 ora)
Attività programmate di training
individualizzato e attività di generalizzazione
negli atelier
9.30-12.30 (3 ore)
Attività di promozione dell’igiene personale e
pranzo
12.30-13.30 (1 ora)
Attività programmate di training
individualizzato e attività di generalizzazione
negli atelier
13.30-16.30 (3 ore)

Monitoraggio della qualità e verifiche interne La cooperativa farà riferimento a un progetto di qualità che preveda la messa a punto di sistemi di misurazione delle performance, sia connesse alla gestione e sviluppo delle risorse umane e professionali così come alla crescita del management, sia legate ad una migliore definizione degli obiettivi e dei parametri di erogazione dei vari servizi. Nella logica dell’implementazione della qualità totale è indispensabile il monitoraggio del funzionamento del processo a livello locale, di singolo servizio e struttura, che dipende dalle scelte effettuate.

È fondamentale conoscere queste scelte, monitorarle e valutarle, al fine di mettere in campo le necessarie azioni correttive che permettano di cambiare rotta qualora esigenze in termini di efficienza e di efficacia lo richiedano. A tal fine, nella verifica dell’andamento degli interventi educativi, devono essere pianificati momenti di verifica intermedia, da tenersi dopo tre mesi dall’avvio dell’intervento stesso e successivamente ogni sei mesi, ed un momento di verifica finale che avviene in occasione della chiusura dell’anno educativo. Si ritiene inoltre di informare sull’attività complessiva del servizio e sui risultati raggiunti fornendo agli enti committenti una relazione annuale sulle prestazioni previste e quelle effettuate, le modificazioni avvenute e l’incidenza nella risposta ai bisogni degli utenti, contenente:

• l’analisi dei bisogni dell’utenza e la congruenza tra la richiesta dell’intervento ed il percorso attivato;
• la valutazione del perseguimento di risultati in linea con gli obiettivi prefissati;
• la segnalazione di problematicità e di aspetti di “forza” emersi durante gli interventi;
• l’indicazione dell’opportunità di richiedere interventi esterni al servizio a completamento delle prestazioni già erogate;
• l’indicazione di possibili orientamenti finalizzati al miglioramento del servizio. 

Alcuni indicatori significativi per la lettura dell’andamento dell’intervento di supporto agli utenti della comunità saranno: 

• l’incremento nella capacità organizzativa e di autonomia complessiva; 
• il miglioramento e la facilitazione nei processi di apprendimento e di integrazione; 
• l’arricchimento dei rapporti di socializzazione e di inserimento; 
• l’incremento dell’autostima e della sicurezza individuale, emancipazione, orientamento; 
• il miglioramento nella cura di sé (igiene, alimentazione, abbigliamento) e dei propri oggetti; 
• l’evoluzione nel rapporto con le figure genitoriali e con gli adulti in generale; 
• lo stato di benessere complessivo della famiglia

Partnership e collaborazioni

La cooperativa lavora in sinergia con gli enti del territorio e con altri enti che si occupano di disabilità a livello provinciale, regionale e nazionale. In particolare, ha instaurato partnership e collaborazioni con i seguenti enti:

Fondazione Sacra Famiglia
I Bambini delle Fate
• Comune di Castellazzo Bormida
Ager “S” di Calamandrana 
Associazione Castellazzo Soccorso 

La cooperativa lavora in sinergia con l’associazione Insieme per l’Autismo, che si occupa di eventi di formazione e raccolta fondi in favore di iniziative rivolte alle persone con autismo e disabilità cognitiva.